sábado, 16 febrero 2019, 16:57
Jueves, 28 Abril 2016 21:29

Don Quijote en Canadá

Escrito por  ACN
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El Ballet Nacional de Cuba, bajo la dirección de la prima ballerina assoluta Alicia Alonso, se presentará del 4 al 8 de mayo en el Palacio de las Artes de Montreal, Canadá.



La puesta en escena de uno de los clásicos más gustados por el  público y la crítica, Don Quijote, con coreografía de la Alonso, una vez más permitirá a la compañía cubana mostrar su virtuosismo ante los canadienses.
 
Estas presentaciones del Ballet Nacional de Cuba serán protagonizadas por Viengsay Valdés, Anette Delgado, Sadaise Arencibia, Gretell Morejón, Estheysis Menéndez, Jessie Domínguez, Ginett Moncho, Dani Hernández, Adrián Masvidal, Patricio Revé, Raúl Abreu, Rafael Quenedit y Ariel Martínez.
   
El ballet Don Quijote tuvo su estreno el 26 de diciembre de 1869 en el Teatro Bolshoi de Moscú, inspirado en un episodio de la famosa novela El ingenioso hidalgo Don Quijote de la Mancha, de Miguel de Cervantes y Saavedra.
   
La versión cubana se presentó por primera vez el 6 de julio de 1988, en el Gran Teatro de La Habana, aunque desde 1950 el Ballet Nacional de Cuba incorporó a su repertorio el grand pas de deux del tercer  acto.
   
Por ser un ballet creado a partir de la obra de Cervantes, profundamente vinculado a la cultura nacional cubana, Alicia Alonso dirigió un cuidadoso trabajo alrededor de la legitimidad de las referencias folclóricas en el aspecto coreográfico; sobre todo, persiguiendo la dignificación y el respeto al personaje de Don Quijote, un icono del idioma castellano y de la cultura hispana. 

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Comentarios  

 
#1 Colaborador Danzarío 28-04-2016 22:17
Ultima actuación del Ballet Nacional de Cuba por Italia....Anett e Delgado e Dani Hernández, quali interpreti di due ruoli consecutivi: Giselle e Kitri per lei, Albrecht e Basilio per lui. Hanno sicuramente dato il loro meglio in Giselle, mentre nel Chisciotte sono stati più spettacolari, nella grinta e nell’allegria richieste dai ruoli. In più, rispetto alle rappresentazion i di Giselle, accompagnate da una vecchia e brutta registrazione musicale, nel Don Chisciotte l’Orchestra del Teatro Regio di Torino diretta da Giovanni Duarte ha reso tutto più emozionante, più vivo, più genuino. Con la presenza della musica dal vivo, che dovrebbe sempre guidare le coreografie, era dunque naturale che l’esito complessivo della rappresentazion e fosse migliore. Tra i vari gruppi del corpo di ballo, ai toreri toccava una variazione molto complicata, difficile, in cui il gruppo si è disimpegnato benissimo; anzi, la coreografia aveva la finalità di esibire l’alto virtuosismo del manipolo maschile. Mercedes era Dayesi Torriente (già Myrtha in Giselle), ed è stata bravissima a realizzare le molteplici torsioni del busto (epaulements), con equilibrio perfetto, e con una bellissima espressione, sorridente e maliziosa, come vuole la parte della fidanzata del torero Espada: tra tutti i personaggi della vicenda, il suo è stato quello che più si è distinto in personalità (anche perché le sue variazioni erano ancora più complicate di quelle di Kitri). Gli zingari sono stati belli nel colore scelto per i costumi; la gitana principale, Regina Hernández, ha eseguito una piccola variazione, che includeva una serie di sedici fouettés verso la fine del quadro (non perfettamente riusciti forse a causa di un cedimento della caviglia). In entrambi i quadri, dei gitani e degli zingari, è comparso qualche numero di “danze di carattere”, tra cui spiccava una jota, molto gradevole per la sua leggerezza e il suo brio. Anche Julio Blanes, il giovane gitano, tecnicamente notevole, è stato molto bravo soprattutto nella variazione dei giri à la seconde, che solitamente competono agli interpreti di ruoli principali. Nella scena del giardino sia l’Amore (Aymara Vasallo) sia la Regina delle Driadi (Estheysis Menéndez) sono state molto brave; la prima delle due è stata al centro di una variazione in cui eseguiva una sissonne accompagnata da arabesque, con grazia, equilibrio, stile romantico adeguato al personaggio di Amore. La seconda ha avuto qualche difficoltà nelle braccia. Ma la più bella di tutto il quadro è stata ovviamente Anette Delgado nella variazione di Dulcinea. Fra tutte le scene in cui alterna i ruoli di Kitri sola, Kitri con Basilio, Dulcinea, questa è stata la migliore, in cui l’interprete protagonista ha potuto esprimere la nota che meglio la caratterizza: la dolcezza. Rispetto a prima ha cambiato completamente sguardo e dinamiche, riuscendo a realizzare un personaggio da sogno, che fluttuava leggerissimo sulla scena; e così deve essere, poiché Dulcinea nel finale fa sognare Don Chisciotte, e insieme a lui tutti gli spettatori.
Dani Hernández, Basilio, per tutto il balletto (ma soprattutto all’inizio) è stato molto virtuosistico, nelle code, nei salti, in presenza, ma il suo pezzo forte è la capacità di essere un ottimo partner; capacità apprezzata da pochi, perché ha la responsabilità di capire e gestire tutte le esigenze dinamiche della protagonista, di cui è completamente al servizio. Nella sua performance non c’era alcuna imprecisione, ogni distanza era perfetta; bellissima la presa alla fine del pas des deux, allorché egli la lancia talmente in alto da farla sfuggire alle sue braccia, per poi riprenderla con presa perfetta, a tempo con l’accompagnamen to della musica. La versione del passo a due, però, è stata accorciata; mancava una manciata di battute, tagliate evidentemente al fine di adattare al meglio partitura e coreografia alle qualità degli interpreti. Il pas des deux, oltre che bello nella semplicità e nella pulizia, rappresentava una caratteristica del metodo di danza classica cubano, con i grandissimi equilibri in cui tale scuola eccelle; in più, in due o tre occasioni, la Delgado ha eseguito pose d’equilibrio di durata anche superiore ai dieci secondi (che, al termine di un giro o di una mossa, sono un tempo interminabile. Era una caratteristica fisiologica e speciale di Alicia Alonso, l’equilibrio in cui sapeva mantenere qualsiasi posa, insieme al salto e ai giri). Come la scuola russa insiste molto sull’elasticità , e ha istituito un numero impressionante di posizioni e di altezze delle braccia, quella cubana si distingue invece per il lavoro sull’equilibrio , e per un ridotto numero di posizioni, in modo da sottolineare di più il giro e il salto che dell’equilibrio finale sono il fondamento. Verso la fine del balletto, comunque, il direttore rallentava i tempi orchestrali; e dunque non ci sono stati, da parte dei ballerini, grandissimi salti come avrebbero indotto a fare tempi più stretti. Hernández ha comunque concluso la sua coda con sette grandissime e dinamiche pirouettes, mentre la Delgado, in tutte le variazioni e nella coda finale (quelli che il pubblico ricorda più di tutto il resto) ha brillato per bellissime linee, passés altissimi e nell’ultima coda – ossia al momento più atteso dei fouettes – la difficoltà è stata incredibile: ha iniziato con una doppia pirouette, e poi ogni due fouettés ha cambiato di fronte, ossia ha variato il punto in cui si arrestava: ora frontalmente rispetto al pubblico, poi novanta grandi a sinistra, poi a destra, e così via; le differenti posizioni in cui il pubblico l’ha ammirata sono dunque esito di una proposta particolarmente complessa e davvero virtuosistica. Ma al di là dell’abilità in sé, il pezzo di bravura è molto gradito quando manifesta una personalizzazio ne del brano classico da parte dell’artista, che non si limita a riproporlo come da tradizione, ma lo rinnova secondo la sua peculiare sensibilità. Alla fine, però, anche a lei è ceduta la caviglia, e dei trentadue fouettes due sono andati perduti; ma il pubblico non ha notato la mancanza, perché l’esito è stato comunque ottimo; il pubblico ha certamente visto e ammirato la sua umanità artistica, non già l’effetto di macchina del danzatore perfetto. E come già in Giselle, lo stesso pubblico era molto emozionato, e molto partecipe nel festeggiare tutti gli interpreti.
 

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